Economia di Guerra e Democrazia

"ECONOMIA di GUERRA e DEMOCRAZIA, DOVE STIAMO ANDANDO"?

L’ASSOCIAZIONE AMICHE e AMICI del LAVORO
in collaborazione con
L’Associazione Volere la Luna - ODV
organizzano un SEMINARIO DIVULGATIVO sul TEMA:
"ECONOMIA di GUERRA e DEMOCRAZIA,
DOVE STIAMO ANDANDO"?
TORINO MARTEDI’ 16 DICEMBRE ORE 20.30
presso l’Associazione VOLERE LA LUNA Via Trivero 16 (TO)

Il tema dell’economia di guerra è purtroppo attuale quanto ampio e complesso.
Le guerre sul campo e lo sterminio sistematico dei popoli sono sempre più numerose e feroci: Ucraina, Palestina, Sudan
e altre regioni dell’Africa, Siria e altrove sono teatri di conflitti che coinvolgono drammaticamente la popolazione civile,
conseguenze di scelte politiche ed economiche guidate dalle logiche di potere di pochi.
Allo stesso modo la volontà di sopraffazione è alla base dell’imposizione commerciale verso paesi diversi dal proprio,
con una logica di puro imperialismo: dominio e conquista dei mercati.
Tutto ciò mentre il cambiamento del clima è sempre più veloce e intenso, accelerato dalle scelte disastrose nella
gestione dell’ambiente, dallo sfruttamento senza limite delle risorse, dalla distruzione generata dalle guerre stesse.
Che la guerra sia combattuta in campo, o più subdolamente ibrida, o che si tratti di guerra commerciale, siamo di
fronte a uno stravolgimento completo dei rapporti tra Stati, popoli, classi sociali. A ciò si intreccia l’indebolimento e la
sistematica messa in discussione della democrazia e della partecipazione.
E’ in atto un attacco sistematico contro la democrazia, come è stata vissuta finora, da parte di chi ritiene che vada
sostituita da un sistema radicalmente diverso, dove a decidere sono in pochi, o anche solo uno, e con i Parlamenti di
fatto esautorati dal proprio ruolo.
La conseguenza di questo processo è una economia sempre più orientata verso la guerra. Lo Stato non ha più il ruolo
di riequilibrio a favore delle classi più deboli, come dovrebbe essere, ma diventa soggetto che reindirizza risorse
(materiali, lavoro, capitale) verso maggiori diseguaglianze. L’unica riconversione industriale possibile diventa così
quella bellica. E intanto i flussi migratori, causati dai conflitti, dalla fame, dalla devastazione climatica non vengono
assolutamente affrontati e anzi diventano occasione di speculazione e di propaganda.
Di fronte a tutto questo, è possibile l’alternativa di un modello economico che favorisca la pace e il benessere e la
prosperità per tutti i popoli?
Come praticare e sviluppare un internazionalismo critico, che non confonde potenza con legittimità, ma coerente con
una economia di pace, per la difesa dell’ambiente e delle risorse naturali, la solidarietà e il diritto al lavoro, le pari
opportunità, la partecipazione e la democrazia?
Sappiamo che ribellarsi è giusto, che un altro mondo è possibile. E vogliamo farlo.
Nel seminario affronteremo questi temi e cercheremo di trovare insieme alcune risposte.
Il Consiglio Direttivo
Amiche e Amici del Lavoro

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